Nel 1999 l’ONU ha indetto il 25 novembre come giornata mondiale contro la violenza sulle donne. E l’ha fatto per un motivo ben preciso. Puerto Plata, 1960. Le tre sorelle Mirabal furono fermate dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, picchiate e abbandonate in un burrone. Era il 25 novembre di quell’anno. Vennero uccise in quanto dissidenti politiche, in quanto donne che avevano osato insorgere e mostrare un’opinione contraria al loro Governo. Furono uccise per lanciare un messaggio ed oggi sono il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.
Il progetto si rivolge a tutte le generazioni per invitarle a riflettere su cosa sia la violenza. Spesso, infatti, quando le donne ne sono vittime, vengono espressi determinati giudizi pericolosi in quanto sono stereotipi che invitano alla violenza.
Gerusalemme, 1963. Hannah Arendt pubblica La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme, libro in cui sostiene che anche una persona normale e banale può ritrovarsi a fare del male se inserito in un meccanismo politico–sociale che lo spinge ad agire senza pensare.
Eichmann stesso non sarebbe altro che un uomo comune incapace di pensare al valore morale dei propri atti. Dietro questa mediocrità, vi è la banalità del male, poiché sono individui banalmente comuni a poter compiere il male.
Allo stesso modo sono uomini banalmente comuni e mediocri coloro che si esprimono attraverso stereotipi, influenzati dal conformismo del contesto sociale. Per questa ragione vi invitiamo a riflettere sulla banalità dello stereotipo.
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#stereotipisonoviolenza
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